Blink Circus: Magia in miniatura!

Il Blink Circus, creatura itinerante ideata dall’artista Lorenzo Mastroianni, ha fatto tappa in Piazza della Morte a Viterbo in occasione dell’edizione 2014 del festival CAFFEINA. Dall’esterno,  la struttura  mantiene fede al suo nome e si presenta proprio come un circo, con il suo tendone d’ordinanza a strisce bianche e rosse, sebbene sia poco più grande di una comune stanza; all’ingresso sarà proprio l’artista, in abiti da direttore circense,  ad accogliervi ed introdurvi nel piccolo mondo delle sue creazioni fotografiche ed artigianali, consegnandovi anche una lente d’ingrandimento affinchè possiate soffermarvi  sui particolari senza perdervi neanche un dettaglio.

Blink Circus: l’esposizione

Una volta entrati nel tendone, pervaso dalla musica di Edith Piaf in un azzeccatissimo accostamento, vi ritroverete in un micromondo distopico che vi isolerà completamente dall’esterno: avrete davanti una galleria fotografica in miniatura dove l’allestimento stesso, curato con una maestria unica, sarà importante quanto l’opera fotografica in sè. L’ambiente è dominato dalle tonalità dell’oro e del rosso, in pieno accoglimento dello stile e del fasto pomposo del circo, contrastato però da una componente “grunge”, rovinata, di componenti e decorazioni in forzato abbandono, ma tirate a lucido come a voler ostinatamente mantenere una gloria ormai appartenente al passato.

Punto centrale della sala è un enorme cappello a cilindro a strisce dorate, sopra al quale campeggia un manichino abbigliato ad arte, mentre sui lati e sulla tesa del cappello stesso sono esposte le fotografie dalla serie Dolls Circus, ballerine prestate all’ambito circense con make-up in stile mimo e con il tradizionale telone bianco-rosso come sfondo.

Alla destra del cilindro campeggiano delle strutture dorate dal feeling steampunk a forma di ingranaggi, sulle quali troviamo esposta la serie Andros-Gyne’, composta da primi piani caratterizzati da soggetti con cerone bianco ed evidenti “prop” (elementi) scenici, soprattutto copricapi a cilindro, ma anche gabbie, occhiali da aviatore cromati ed altri elementi metallici a richiamare di nuovo una lieve deriva steampunk o similare.

Proseguendo la nostra visita, ci troviamo di fronte ad un elemento molto contrastante per il suo colore bianco: si tratta di alcune vecchie casse, sistemate alla stregua di un armadio o di una credenza, dai cui ripiani dorati si affaccia la serie Embryons, che per la cura e la massiccia presenza di elementi scenici mi ha portato alla mente David LaChapelle: qua i soggetti campeggiano su sfondo bianco (ma tutt’altro rispetto al banale sfondo bianco da studio!) un po’ contrastandolo quando indossano abiti rosa o neri o interagiscono con elementi colorati quali degli enormi pesci rossi, un po’ fondendosi con esso, evidenziando il contrasto cromatico solo con la pelle e con accessori perlopiù dorati o neri.

Ultima tappa del nostro viaggio all’interno del Blink Circus è data dalla “galleria d’arte più piccola del mondo”:la Blink Micro Gallery, una mini-struttura di 2mq, alta 30cm e lunga 400cm che ospita in sè la collezione Claire Noise composta da ritratti di ballerine la cui iconica leggiadria è messa a contrasto con elementi grotteschi e ambientazioni cupe rafforzate da texture grunge.

Blink Circus: le fotografie

Probabilmente il contrasto maggiore che si ha con una esposizione fotografica classica ed il Blink Circus, se si esclude l’allestimento, è la dimensione stessa delle stampe: generalmente si tende a realizzare stampe di alta qualità e di grandi dimensioni per agevolare la visione, mentre tutte le fotografie presenti hanno dimensioni che di poco superano una classica Polaroid o una comune stampa 10×15 che fino a qualche anno fa era il formato più comune per le “foto delle vacanze”. Questa ridotta dimensione porta l’osservatore ad avvicinarsi all’opera e, complice la lente di ingrandimento fornita all’ingresso, ad interagire con essa, dando modo così di soffermarsi anche più a lungo di quanto non si farebbe magari con stampe “canoniche”, a tutto vantaggio delle opere stesse che sono realizzate con dettaglio quasi maniacale; in una brevissima chiacchierata con Lorenzo, mi ha spiegato che le fotografie sono realizzate in studio e che, con buona pace dei fotocompositori, tutti i singoli prop vengono posizionati (ad esempio appesi tramite cavi al soffitto) e fotografati direttamente insieme al soggetto, eseguendo quindi solo una canonica postproduzione e, quando necessario, una aggiunta di texture alla foto per conferire un look particolare. La natura degli oggetti di scena è poi ambivalente, dato che molti di essi sono poi utilizzati per realizzare e allestire il Blink Circus stesso.

Il Blink Circus è attualmente in viaggio per l’Italia con il “Mechanical Dolls Show Tour”, le cui date potete trovare sul sito ufficiale del Blink Circus. Vi consiglio vivamente di visitare l’esposizione se ne avrete l’occasione, è veramente una esperienza capace di trasportarvi in un micromondo fantastico e lontano dalla realtà… per invogliarvi di più, sappiate che la visita è a ingresso gratuito e senza limiti di tempo!

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